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|RECENSIONE| L'isola delle anime - Johanna Holstrom

maggio 15, 2019








L'ISOLA DELLE ANIME


di 
Johanna Holstrom


Finlandia, 1891. Una notte, ai primi di ottobre, una barchetta scivola sull’acqua nera del fiume Aura. A bordo, Kristina, una giovane contadina, rema controcorrente per riportare a casa i suoi due bambini raggomitolati sul fondo dell’imbarcazione. Le mani dolenti e le labbra imperlate di sudore, rientra a casa stanchissima e si addormenta in fretta. Solo il giorno dopo arriva, terribile e impietosa, la consapevolezza del crimine commesso: durante il tragitto ha calato nell’acqua densa e scura i suoi due piccoli, come fossero zavorra di cui liberarsi. La giovane donna viene mandata su un’isoletta al limite estremo dell’arcipelago, dove si erge un edificio, un blocco in stile liberty con lo steccato che corre tutt’attorno e gli spessi muri di pietra che trasudano freddo. È Själö, un manicomio per donne ritenute incurabili. Un luogo di reclusione da cui in poche se ne vanno, dopo esservi entrate. Dopo quarant’anni l’edificio è ancora lì ad accogliere altre donne «incurabili»: Martha, Karin, Gretel e Olga. Sfilano davanti agli occhi di Sigrid, l’infermiera, la «nuova». I capelli cadono intorno ai piedi in lunghi festoni e poi vengono spazzati via, si apre la cartella clinica della paziente, ma non c’è alcuna cura, solo la custodia. Un giorno arriva Elli, una giovane donna che, con la sua imprevedibilità, porta scompiglio tra le mura di Själö. Nella casa di correzione dove era stata rinchiusa in seguito alla condanna per furti ripetuti, vagabondaggio, offesa al pudore, violenza, rapina, minacce e possesso di arma da taglio, aveva aggredito le altre detenute senza preavviso. Mordeva, hanno detto, e graffiava. L’infermiera Sigrid diventa il legame tra Kristina ed Elli, tra il vecchio e il nuovo. Ma, fuori dalle mura di Själö la guerra infuria in Europa e presto toccherà le coste dell’isola di Åbo. Magnifico romanzo che muove da un luogo realmente esistito, L’isola delle anime è una commovente storia sul prezzo che le donne devono pagare per la loro libertà. Un inno alla solidarietà, all’amore e alla speranza.














Il romanzo di Johanna Holstrom segue le drammatiche vicende di alcune donne fatte recludere in quel manicomio,‭ ‬come ultimo approdo dopo un inutile itinerario tra case di correzione,‭ ‬prigioni e ospedali.‭
‬L’autrice ritrae la vicenda di‭  ‬Kristina,‭ ‬che una notte,‭ ‬stremata dal lavoro e dalla fatica,‭ ‬sola,‭ ‬mentre rientra in barca‭  ‬al capanno,‭ ‬fa scivolare in acqua i due suoi piccoli figli.‭ ‬
Remando ha un unico desiderio:‭ ‬“Se solo potessi riposare un po‭’”‬.‭ ‬
La stanchezza sulle sue spalle è troppa,‭ ‬troppe le responsabilità da affrontare.‭ ‬La mattina,‭ ‬al risveglio,‭ ‬l’inconsapevolezza di ciò che ha fatto,‭ ‬la ricerca affannosa dei bambini,‭ ‬e poi l’agghiacciante verità.‭ 
‬Kristina era una giovane bella,‭ ‬solare,‭ ‬di aiuto alla famiglia,‭ ‬subì violenza in un bosco mentre raccoglieva funghi e ne nacque una bambina.‭ ‬La colpa e l’infamia ricaddero su di lei,‭ ‬fino a che non si innamorò di Einari e sperò in una vita di felicità.‭ ‬Il curato del paese però non aveva voluto celebrare le nozze con l’uomo che amava:‭ ‬i due giovani si erano scelti,‭ ‬ma le famiglie non approvavano.‭ ‬E allora la fuga,‭ ‬la vita in un capanno misero e spoglio,‭ ‬gli stenti,‭ ‬l’isolamento dai propri cari soffocarono quel sentimento e nel cuore di Kristina piano piano emersero il rancore,‭ ‬l’odio,‭ ‬e poi quella che oggi chiamiamo depressione,‭ ‬ma che allora era follia.‭ ‬L’uomo se ne‭  ‬andò per mare,‭ ‬Kristina rimase nella sua solitudine e nell’indigenza.‭
‬Toccante l’episodio in cui la madre di Kristina,‭ ‬dopo lo stupro,‭ ‬le spiega che quella esperienza è comune a molte ragazze del luogo:

‭“‬Le raccontava di tutte le cose cattive che gli uomini potevano mettersi in testa se vedevano una ragazza sola nel bosco.‭ ‬Così era,‭ ‬il destino della donna.‭ ‬Non riusciva a guardare la figlia negli occhi.‭ ‬Non aveva mai parlato in quel modo e mentre parlava‭  ‬sentiva gli occhi bruciare e pulsare dietro le palpebre‭… ‬Kristina era rimasta ammutolita,‭ ‬sbalordita.‭ “‬Mamma,‭ ‬disse,‭ ‬come potevo stare in guardia da qualcosa di cui non sapevo niente‭?”

Kristina morirà a Sjalo senza esserne mai più uscita,‭ ‬nessuna visita,‭ ‬nessuna consolazione,‭ ‬solo l’immagine della figlia che la accompagnerà e con cui parlerà fino alla fine dei suoi giorni.

Elli arriva invece all’Isola dei pazzi nel‭ ‬1939,‭ ‬è aggressiva,‭ ‬violenta,‭ ‬definita affetta da grave psicopatia,‭ ‬demenza precoce,‭ ‬mitomania,‭ ‬ninfomania.‭ ‬La cura per lei prevede bromuro e oppiacei,‭ ‬ovvero la perdita di se stessa.‭ ‬E‭’ ‬fuggita dalla famiglia e dal lavoro con un uomo che sembrava la amasse,‭ ‬Morris,‭ ‬ha vissuto di espedienti e vagabondato per due anni,‭ ‬ricercata dalla polizia fino alla cattura,‭ ‬lei sola,‭ ‬perché Morris le ha lasciato la mano,‭ ‬l’ha lasciata sola ed è riuscito a fuggire.
Dichiarata malata cronica,‭ ‬per lei non esiste cura,‭ ‬solo la reclusione.
Una storia di dignità calpestata,‭ ‬ma Elli è tenace,‭ ‬scrive alla mamma,‭ ‬le chiede perdono,‭ ‬vuole tornare a casa.‭ Intanto gli inverni trascorrono,‭ ‬la nebbia avvolge l’isola e il ghiaccio la circonda:‭ ‬l’isolamento dei cuori e il freddo dei sentimenti.‭ 
“‬Fatemi uscire,‭ ‬fatemi uscire,‭ ‬fatemi entrare‭”‬:‭ ‬la confusione si impossessa della mente.

Infine Sigrid,‭ ‬un’infermiera che arriva all’Arcipelago di Nagu nel‭ ‬1936.‭ ‬E‭’ ‬lei ad affiancare Kristina nella morte.‭ ‬E‭’ ‬una figura positiva,‭ ‬comprensiva,‭ ‬affettuosa verso le recluse,‭ ‬con le quali condivide ogni aspetto dell’esistenza.‭ ‬Anch’essa è legata ad un uomo che partirà per la guerra e presto morirà,‭ ‬lasciandola incinta.‭ ‬Un confine fragilissimo divide il destino di Sigrid da quello di Kristina o delle altre ragazze che hanno avuto figli al di fuori del matrimonio,‭ ‬e questo confine è dato dalla consapevolezza del proprio ruolo,‭ ‬dei propri studi,‭ ‬forse dei propri diritti,‭ ‬ma la bambina nascerà e crescerà a Sjalo,‭ ‬per scelta della madre,‭ ‬protetta,‭ ‬accudita e curata da tutte le altre donne,‭ ‬al sicuro dalla malvagità e dall’aridità del mondo.‭ ‬Per Sigrid il manicomio diventa la Casa,‭ ‬la condivisione di storie di dolore le permette di affrontare il futuro con forza d’animo.‭ ‬
Donna tra donne,‭ ‬in un mondo senza uomini e senza le loro ipocrisie.‭
‬La guerra infuria in Europa ma porterà un epilogo insperato in questo luogo di gelo dell’anima.


Romanzo forte,‭ ‬intenso,‭ ‬talvolta straziante,‭ ‬da leggere con cura e lentezza,‭ ‬che rievoca il destino tragico e magari poco noto di tante donne,‭ ‬che ricorda come sia stato lungo il cammino dell’emancipazione femminile,‭ ‬quante vie abbia percorso e quante vite abbia piegato.


‭“‬La medicina moderna posa su fondamenta fatte di ossa e corpi morti,‭ ‬di indicibili sofferenze umane,‭ ‬e la domanda che possiamo porci è se questi sacrifici siano stati in sostanza positivi.‭ ‬Lo stesso atteggiamento è arrivato a plasmare i rapporti con le malattie spirituali.‭ ‬Le malattie della mente‭… ‬Dobbiamo praticare un’archeologia del silenzio per cercare tutte quelle voci dimenticate‭  ‬e riportarle in superficie‭”‬.


Ecco,‭ ‬alla fine di una lettura dal forte impatto emotivo,‭ ‬si ha bisogno di silenzio per ripensare a queste vite spezzate,‭ ‬ai tanti sogni infranti,‭ ‬al dolore indicibile e alla sofferenza che le ha accompagnate.‭ ‬Perché alla fine,‭ ‬nella solitudine,‭ ‬nel silenzio,‭ ‬nell’ossessione dei loro ricordi forse qualcuna‭  ‬folle lo diventa davvero.




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|RECENSIONE| La congiura dei fratelli Shakespeare - Bernard Cornwell

maggio 15, 2019







LA CONGIURA DEI FRATELLI SHAKESPEARE


di 
Bernard Cornwell

Nel cuore dell'Inghilterra elisabettiana, Richard Shakespeare sogna una carriera brillante all'interno del mondo teatrale londinese, mondo dominato da suo fratello maggiore, William. Ma Richard è un attore squattrinato, che sopravvive solamente grazie al suo bel viso, alla lingua tagliente e a piccoli furti. A poco a poco allontanatosi dal fratello, la cui fama cresce sempre di più, Richard è fortemente tentato di abbandonare la fedeltà alla famiglia. Così quando un manoscritto dal valore inestimabile sparisce, i sospetti ricadono su di lui. Costretto in un doppio gioco ad alto rischio che minaccia di rovinare non solo la sua carriera e l'eventuale ricchezza futura, ma anche quella dei suoi colleghi, Richard deve affidarsi a tutto ciò che ha imparato sugli spalti dei teatri più frequentati e nei vicoli meno battuti della città. Per evitare il patibolo, dovrà ricorrere a tutta la sua astuzia...











Nell'Inghilterra elisabettiana vive e scrive William Shakespeare, il più grande drammaturgo di tutti i tempi. Ma, per una volta, non è lui il protagonista del romanzo, bensì suo fratello minore Richard.
Il ragazzo è, a differenza dell'illustre parente, uno squattrinato che lavora al Theatre come attore e che accetta giocoforza i ruoli di ragazze e commette qualche furto per sbarcare il lunario. 
Sarà proprio questa sua propensione ai furti che lo caccerà nei guai, così si troverà a far tesoro di tutte le sue esperienze per non finire sulla forca e vivere serenamente la sua storia con Silvia, una cameriera che gli ha fatto perdere la testa.


Il romanzo è un'ode al teatro e all'età elisabettiana in tutte le sue sfaccettature, tanto che si potrebbero definire come veri protagonisti della vicenda in cui si muovono personaggi realmente esistiti e non.
Elisabetta I, dal 1558 al 1603 e fino alla morte del suo successore Giacomo I nel 1625, fece prosperare l'Inghilterra grazie ad uno sviluppo economico e culturale, dovuto alla convivenza comune e pacifica tra i puritani, anglicani e i cattolici (che si era persa col regno di Enrico VIII e la sua riforma protestante e con la figlia Maria I che aveva imposto il ritorno della religione cattolica, di fatto ingaggiando una lotta contro i protestanti e uccidendo chiunque non avesse abiurato). 
Fu sotto il suo regno che William Shakespeare, con le sue tragedie e commedie, ha emozionato il popolo inglese, inserendo anche dei sottili riferimenti ai precedenti regnanti e disseminando indizi su cosa realmente pensasse delle azioni sconsiderate dei monarchi.
Ma il ritratto dell'epoca d'oro che ci restituisce Cornwell non è così idilliaco: i puritani giudicano il teatro fonte di perdizione (per questo le donne non potevano recitare e gli uomini erano costretti ad interpretare ruoli femminili) e fanno di tutto per ostacolare le messe in scena delle opere, i cui copioni sono preziosissimi. Perché chi ha il copione completo ha in mano lo spettacolo, il teatro pieno ed i guadagni assicurati e non importa di chi sia la paternità dello scritto: non ci sono leggi sul diritto d'autore ed i mecenati dei teatri concorrenti lo sanno.
Ed è proprio qui che entra in gioco il fratello minore di Shakespeare: viene accusato di aver rubato un copione inedito ed importantissimo per l'intera compagnia.
Ma si sa che, se si cresce in ambiente teatrale, si sa fingere...o no. 


La congiura dei fratelli Shakespeare è un romanzo dal delizioso taglio classico, in cui tutto è una finzione reale. Ci si ritrova tra le fila del Theatre (il primo teatro adibito alle rappresentazioni teatrali a pagamento) ad assistere alle prove delle commedie e dei drammi Shakespeariani, ad eseguire i riti scaramantici prima di andare in scena insieme agli attori, a godere degli applausi del pubblico. Si vive in una Londra piovosa e sovraffollata, si sgomita per avere un ritardo nel pagamento dell'affitto e, tutto sommato, ci si rende conto che mondo era e mondo sarà. 
Un accurato ritratto dell'epoca elisabettiana che porta alla luce un personaggio rimasto sempre nell'ombra, quale Richard Shakespeare, che delinea dei ritratti non mitizzati - ma un po' romanzati - di personalità che sono realmente esistite, che lo rende un libro imperdibile per chi ama Shakespeare (di cui sono presenti riferimenti a Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta), la genesi del teatro e delle ricostruzioni particolareggiate della storia inglese.






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|RECENSIONE| La musa degli incubi- Laini Taylor

aprile 30, 2019











LA MUSA DEGLI INCUBI


di 
Laini Taylor


La peggiore paura degli abitanti di Pianto si è concretizzata: nella minacciosa fortezza di mesarzio i figli degli dèi sono ancora vivi. Sarai è diventata un fantasma, mentre il Sognatore ha appena scoperto di essere lui stesso un dio dalla pelle blu, l'unico capace di fronteggiare l'oscura Minya, animata dall'implacabile desiderio di vendetta nei confronti degli umani che massacrarono la sua gente. Lazlo si troverà di fronte alla più impensabile delle scelte: salvare la donna che ama oppure tutti gli altri. Ma inquietanti misteri dimenticati chiedono di essere risolti: da dove sono arrivati, veramente, i Mesarthim, e cosa ne è stato di tutti i bambini nati nella fortezza durante il dominio di Skathis? Quando i portali dimenticati si apriranno di nuovo, mondi lontani diventeranno pericolosamente vicini e un inatteso, potente nemico arriverà deciso a spazzare via le fragili speranze di tutti, dèi e umani. Sarai, la Musa degli Incubi, conoscitrice di ogni genere di paura fin da quando aveva sei anni, sarà costretta ad affrontare orrori che neanche immaginava e ad andare oltre i suoi stessi limiti: l'esperienza le ha insegnato che l'odio e il terrore sono sentimenti facili da provocare. Ma come si fa a rovesciare l'odio, a disinnescare la vendetta? È possibile salvare i mostri, piuttosto che annientarli? In questo seguito de "Il Sognatore" va in scena lo scontro tra distruzione e salvezza.













Alla fine de Il sognatore, precedente capitolo della duologia (leggi qui la recensione), ci si era trovati di fronte all'ineluttabilità straziante della morte. Un finale che, di certo, non ci si aspettava e che ha reso perfettamente l'idea della perdita dell'innocenza che, in questo romanzo, viene ripresa ed ampliata.


Ne La musa degli incubi c'è molta azione, oltre che una notevole crescita interiore in tutti i personaggi - protagonisti e secondari - che scopriranno che l'empatia e la comprensione sono sentimenti rari ma potenti. Non mancano, neanche in questo capitolo, la scoperta di nuovi tasselli riguardanti gli orrori perpetrati dagli dèi e dagli umani e rivelazioni sconvolgenti che porteranno alla comprensione dei punti rimasti in sospeso nel primo volume.
Ma senza mai dimenticare la speranza di rimediare a ciò che è stato fatto, quel desiderio di rivalsa nei confronti delle cattiverie gratuite.


Laini Taylor, complice la sua magnifica scrittura, ha edificato una storia complessa e particolare. La complessità non deriva dalla trama fantasy, bensì dai personaggi carismatici e dalle emozioni che riescono a far provare al lettore. Non è raro rivalutare ed empatizzare con i personaggi ma, questa volta, ci si ritrova ad essere un tutt'uno con loro, a sentire sulla propria pelle la furia cieca di Minya (l'eterna bambina che si rifiuta di crescere), la dedizione di Nova nel ritrovare la sorella perduta, il percorso di redenzione del Massacratore di dèi, l'affermazione e le scelte di Sarai e si scende dentro il dolore straziante di Lazlo.


La Taylor, in questo viaggio ricco di simbolismo, realismo ed umanità, non ha solamente inventato un universo magico ma ha chiaramente scritto, tra le righe, che non essere soli, essere veramente capiti, a volte è il sogno più ricorrente di tutti, uomini o dèi e che il cuore puro dei bambini può convivere con quello spezzato dagli adulti grazie ai sogni, gli unici in grado di far convivere entrambi, la linfa vitale della speranza, e che la chiave di tutto è l'accettazione di se stessi.



La storia di Lazlo e Sarai si è conclusa, il puzzle adesso ha tutti i pezzi al proprio posto, ma la fine di questa storia si apre verso un nuovo inizio. 
Quindi sarà davvero la fine?
Chissà.
Quel che è certo è che, una storia così, è difficile da dimenticare.






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|RECENSIONE| Il Sognatore- Laini Taylor

aprile 18, 2019








IL SOGNATORE


di 
Laini Taylor


È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.















Lazlo Strange, orfano, viene cresciuto duramente dai monaci con regole ferree e durissime punizioni. Dotato di una fervida immaginazione, adora ascoltare storie: le sue preferite sono quelle narrate da un vecchio monaco che gli racconta sempre della Città Perduta di Pianto e della sua magica scomparsa avvolta nel mistero.
Una volta lasciato il monastero e diventato bibliotecario, il ragazzo cerca qualunque informazione su Pianto al fine di scoprire cosa è successo davvero alla città e si rafforza in lui il desiderio di volerla cercare per visitarla.
Non sa ancora che, grazie alla visita del famoso Massacratore degli Dèi (che sta cercando uomini capaci di tutto per aiutare proprio Pianto), sta per vivere l'avvenura dei suoi sogni.
Ma si sa che, quando si avverano nella realtà, i sogni possono diventare incubi.



La straordinaria capacità di Laini Taylor di calamitare l'attenzione del lettore per oltre cinquecento pagine e non annoiare mai, non cadere nel banale - soprattutto con la dolcissima e poetica storia d'amore - e descrivere in modo non ciceronistico l'ambientazione fantasy del tutto originale è incredibile.
Il sognatore è un'elogio alla cultura, una storia che strizza l'occhio alla mitologia, che catapulta in un sogno bellissimo - complice l'eccellente caratterizzazione di ogni personaggio - e doloroso insieme.
Gli orrori che hanno commesso gli dèi in secoli di domino, un chiaro riferimento al nazismo ed alla colonizzazione delle americhe e la tratta degli schiavi, e gli strascichi che hanno lasciato sono il fil rouge dell'intera vicenda.
Si eplora il rimorso per le proprie cruente azioni, l'amore talmente grande da sopportare un rifiuto e raccogliere i cocci del proprio cuore per cercare di superare un'altra giornata, il pentimento per essere qualcuno che non si è scelto di essere, la rabbia di dover dire grazie a qualcuno per non essere arrivati da soli alla soluzione, la devastazione e la furia che derivano dall'aver assistito ad un massacro e non aver potuto salvare degli innocenti.
In questo mare di disperazione e fardelli interiori c'è la purezza del Sognatore, Lazlo: l'unica luce brillante nel buio, quella che attira persino le falene della tormentata Musa degli Incubi.
Viene esaltata l'umanità dietro ogni essere vivente, sia esso semi-dio o umano, il riscatto ed il cuore puro, perché dopo secoli di dolore non costa nulla sognare un avvenire libero dalle prevaricazioni. Senza però dimenticare la storia e da dove si è partiti, per non patire e subìre nuovamente le stesse cose.
E, perché no, curare le ferite della lotta con l'amore e la speranza.
Quella che, Pandora docet, non muore mai.



Un libro consigliatissimo, che vi sorprenderà e conquisterà, e che, nonostante alcuni colpi di scena abbastanza prevedibili, vi saprà spiazzare con un finale totalmente inatteso e che aprirà le porte al capitolo conclusivo della duologia, La Musa degli Incubi (leggi qui la recensione).





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|REVIEW PARTY| The kingdom- Jess Rothenberg

aprile 16, 2019









THE KINGDOM


di 
Jess Rothenberg


Voli virtuali negli universi dei propri libri preferiti. Nuotate in compagnia delle sirene. Safari tra elefanti a strisce e purosangue dalle ali di farfalla. Questo e molto altro diventa possibile quando si varcano i cancelli del Regno, il parco a tema più straordinario di tutti i tempi. Ma l’attrazione principale sono loro: le sette principesse androidi create per intrattenere i visitatori. Sempre bellissime, sempre sorridenti, sempre pronte a trasformare i sogni in realtà. Ana, una delle predilette dal pubblico, ama la vita nel Regno. La felicità delle famiglie che accoglie ogni mattina all’ingresso è la sua felicità. Tutto cambia, però, quando Ana incontra Owen. Owen, il ragazzo dagli occhi color cioccolato che lavora nello zoo del parco, è il primo umano che non la tratta come una macchina, il primo che le fa provare un’emozione non contemplata dagli ingegneri che hanno programmato i suoi circuiti: l’amore. E quando Owen sparisce nel nulla, lasciandosi dietro solo un braccialetto carbonizzato, la favola si trasforma in incubo. Accusata di omicidio, Ana si ritrova a combattere per la sua stessa vita, e scopre che nello scintillante Regno che ha sempre chiamato casa niente è come sembra… Echi di Westworld e Il racconto dell’ancella risuonano in questo romanzo folgorante, che ha il ritmo mozzafiato di un thriller ed è al contempo una struggente storia d’amore e una toccante riflessione su che cosa, in fondo, ci rende umani.














Immaginate una Disneyland in cui si possono avverare tutti i sogni più nascosti degli esseri umani, con tanto di castello e principesse - le fantasiste, androidi dalla bellezza perfetta e dall'aspetto umanoide - che faranno in modo di realizzare i desideri di chi visita The Kingdom, il Regno.
Ma che cosa succede quando chi non dovrebbe sognare sogna e sviluppa curiosità, immaginando qualcosa che, di fatto, viene vietato dalle regole?


Non è un caso che, nell'iconografia generale, gli androidi e le IA vengano di solito utilizzate e/o percepite come villain di libri e film - basti pensare ad Hal di 2001 Odissea nello Spazio, AIDAN del recente Illuminae o Sonny di Io, Robot.
Basta che mostrino un minimo di intelligenza in più del creatore (umano) e già si prova terrore, perché l'imaginazione è un'arma molto potente, così come la conoscenza e, la prima cosa che accade, come da copione, è accusarli di omicidio per spegnerli ed eliminare la minaccia. Poco importa se siano realmente loro gli assassini.


Ana, la fantasista protagonista del romanzo, è l'unica tra le sue sorelle che si scontra con i firewall del suo sistema operativo: lei ha un ruolo ben preciso nel Regno, stabilito sin dalla sua creazione, quindi perché  ricerca notizie sul mondo esterno? Perché vuole ascoltare Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky? Per quale assurda motivazione dovrebbe voler vedere il mare?
Ed ecco la minaccia: qualcuno muore e lei viene accusata di omicidio. 
Tanto è un androide, no? Basta disattivarla, non prova emozioni.
Poco importa se ha un'animo gentile ed ama la cultura.
E' pericolosa.
Conosce troppe cose.
E potrebbe ribellarsi.


The Kingdom racchiude in sè una moltitudine di drammi, mascherati dalla patina d'oro del sorriso ostentato e della perfezione fittizia, che lo rende un romanzo incredibilmente reale ed attuale: il ruolo della donna-oggetto e la privazione della conoscenza un essere - sia umano o androide - che è un delitto, perché senza stima in sè e senza memoria di quello che siamo stati non siamo e non potremo essere. 
Dare per scontato che un'Androide non provi sentimenti, che possa subìre qualunque cosa perché è un'essere sintetico è una barbarie. 
Esattamente come tutti i retroscena che, nel corso della storia, emergeranno e che lasceranno l'amaro in bocca.


Jess Rothenberg, con una scrittura fluida, delicata ed un'ottima caratterizzazione dei personaggi, scrive un nuovo romanzo sci-fi che si troverà bene nelle librerie di chi ha amato Asimof, Scott Card e tutti gli illutri predecessori in campo che hanno inventato questo genere innovativo già il secolo scorso. 
La Rothenberg mescola le varie influenze dei grandi padri della fantascienza con i riferimenti ai film come The Island e Minority Report, dove le creature vengono lasciate volontariamente nell'ignoranza per evitare prese di posizioni ed insubordinazioni, e la succitata Illuminae saga del duo Kauffman e Kristoff per il particolare stile narrativo. 
Non mancano nemmeno i riferimenti al nazismo, con il progetto Lebensborn, e la crudeltà del creare esseri viventi per scopi aberranti.


Peccato per la fine abbastanza prevedibile, ma è comunque una lettura molto consigliata, soddisfacente e che sa far riflettere sul cosa significhi essere davvero umani.









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