|RECENSIONE| Evelina - Fanny Burney

giugno 30, 2019





EVELINA



di Fanny Burney
 


Figlia non riconosciuta di Lord Edmon, Evelina viene allevata in campagna sotto le amorevoli cure del reverendo Villars. A diciassette anni, invitata da alcuni amici a Londra, viene introdotta alla vita mondana e ai divertimenti dell'epoca. Ed è proprio durante una festa da ballo che la giovane conosce Lord Orville, uomo nobile e saggio. Il rapporto tra i due, condito da inevitabili incomprensioni ed equivoci, attraversa tutte le tappe dell'interesse, dell'amicizia e, infine, dell'amore. In parallelo, scorre la travagliata vicenda del riconoscimento legale di Evelina da parte di Lord Belmont. Esortata dal suo benefattore, Mr Villars, alla prudenza e al giudizio, ma anche alla forza d'animo e alla fermezza, Evelina matura una visione del mondo più consapevole e si avvia alla scoperta di se stessa e, finalmente, alla felicità.








In questo romanzo epistolare di formazione, seguiamo l'evoluzione caratteriale della giovane Evelina che, da giovane ed ingenua cresciuta in isolamento rurale per via delle sue origini da figlia illegittima, diventerà consapevole e soprattutto imparerà a tenere testa agli intrighi, all'ipocrisia e alle insidie di una società che non ha mai accettato il libero arbitrio di una donna e, finalmente, riuscirà a coronare il suo sogno d'amore con un giovane gentiluomo.


Inizialmente pubblicato in forma anonima nel 1778, Evelina fu un grandissimo successo di pubblico e contribuì alla fama di Fanny Burney che, con la sua capacità descrittiva e la spiccata satira sulla nobiltà inglese, incantò - e continua ad incantare - il pubblico.
I temi che la Burney tocca sono quelli ricorrenti dei grandi classici del romanzo inglese - di cui la Barney ne è considerata la madre - e descrivono perfettamente il tipo di clima che si respirava all'epoca: come nei romanzi di Jane Austen, grande ammiratrice della Burney, la più grande aspirazione di una donna dell'epoca era quella di accaparrarsi il miglior scapolo per accasare le figlie che, dato che non ereditavano la tenuta alla morte del padre e non avevano diritto ad una rendita, dovevano contrarre il matrimonio il più presto possibile dall'entrata in società e, comunque, prima dei ventanni (pena essere additate come zitelle).
Qualcosa che, attualmente, sembra incomprensibile, ma nel settecento c'era da considerare anche un'altra problematica: non si arrivava ai sessant'anni d'età e c'erano malattie di cui ancora non esistevano nemmeno i vaccini. In aggiunta, le donne non potevano neanche aspirare ad un'occupazione e l'istruzione era a livello base solo per essere adatte a scrivere lettere di inviti e ringraziamento agli ospiti e far di conto per tenere l'economia della casa, quindi è logico che il ruolo delle madri o delle tutrici fosse quello di pensare alla sistemazione decorosa di una figlia che, in fin dei conti, era solo un peso.    
Ma, se si era figli illegittimi, come si poteva trovare un matrimonio vantagioso a dispetto della poca rispettabilità in società? E' questo il quesito che la Burney ha posto, ed anche con molta arguzia: sebbene ci siano gli interventi di prelati, provvedere da soli è meglio.
E' interessante vedere come Evelina, la giovane protagonista, cresce e prende consapevolezza al fine di conquistare il suo amore che, per colpa della sua modesta estrazione sociale e senza il sostegno di un cognome rispettabile a proteggerla, non può sposarla. Un dramma che, per fortuna, viene evitato con il riconoscimento di Evelina da parte del padre, ma questo solo perché è un romanzo scritto con l'idea del donare dei sentimenti e far sognare i lettori. 
Non che la Burney, però, abbia taciuto le ingiustizie che permeavano l'epoca, il tutto però sottolineato da un tono satirico fantastico.
Molti criticano la fine dell'opera, ma è perfettamente in linea con il messaggio che questo romanzo voleva lasciare: l'importante è il viaggio che si intraprende per diventare consapevoli, non l'arrivo. E, comunque, è il matrimonio lo scopo finale di ogni romanzo inglese che si rispetti: non importa quante tribolazioni, ma alla fine le eroine romantiche si sposano tutte. Ed è proprio dopo tutte le peripezie, che quel coronamento arriva a concludere tutto e, con il suo rinnovato spirito arguto e consapevole, Evelina sarà una moglie che ha scelto con chi stare, chi amare e per chi lottare. Scegliere, non essere scelti. Ed è diverso.


In definitiva, è consigliato fortemente a chi vuole leggere di epoche lontane e, soprattutto, a chi ha amato tutti i grandi classici del romanzo inglese e si sente orfano di Jane Austen o le sorelle Brontë che, con le loro eroine forti ed indipendenti, hanno segnato l'immaginario comune indelebilmente. 
Evelina non è da meno, ed è un ritratto che offre nuovi spunti di riflessione per vedere da dove si è partiti e dove si è arrivati ed il viaggio che abbiamo intrapreso. 







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Si ringrazia la Fazi Editore per l'invio del libro cartaceo





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