|RECENSIONE| L'isola delle anime - Johanna Holstrom

maggio 15, 2019








L'ISOLA DELLE ANIME


di 
Johanna Holstrom


Finlandia, 1891. Una notte, ai primi di ottobre, una barchetta scivola sull’acqua nera del fiume Aura. A bordo, Kristina, una giovane contadina, rema controcorrente per riportare a casa i suoi due bambini raggomitolati sul fondo dell’imbarcazione. Le mani dolenti e le labbra imperlate di sudore, rientra a casa stanchissima e si addormenta in fretta. Solo il giorno dopo arriva, terribile e impietosa, la consapevolezza del crimine commesso: durante il tragitto ha calato nell’acqua densa e scura i suoi due piccoli, come fossero zavorra di cui liberarsi. La giovane donna viene mandata su un’isoletta al limite estremo dell’arcipelago, dove si erge un edificio, un blocco in stile liberty con lo steccato che corre tutt’attorno e gli spessi muri di pietra che trasudano freddo. È Själö, un manicomio per donne ritenute incurabili. Un luogo di reclusione da cui in poche se ne vanno, dopo esservi entrate. Dopo quarant’anni l’edificio è ancora lì ad accogliere altre donne «incurabili»: Martha, Karin, Gretel e Olga. Sfilano davanti agli occhi di Sigrid, l’infermiera, la «nuova». I capelli cadono intorno ai piedi in lunghi festoni e poi vengono spazzati via, si apre la cartella clinica della paziente, ma non c’è alcuna cura, solo la custodia. Un giorno arriva Elli, una giovane donna che, con la sua imprevedibilità, porta scompiglio tra le mura di Själö. Nella casa di correzione dove era stata rinchiusa in seguito alla condanna per furti ripetuti, vagabondaggio, offesa al pudore, violenza, rapina, minacce e possesso di arma da taglio, aveva aggredito le altre detenute senza preavviso. Mordeva, hanno detto, e graffiava. L’infermiera Sigrid diventa il legame tra Kristina ed Elli, tra il vecchio e il nuovo. Ma, fuori dalle mura di Själö la guerra infuria in Europa e presto toccherà le coste dell’isola di Åbo. Magnifico romanzo che muove da un luogo realmente esistito, L’isola delle anime è una commovente storia sul prezzo che le donne devono pagare per la loro libertà. Un inno alla solidarietà, all’amore e alla speranza.














Il romanzo di Johanna Holstrom segue le drammatiche vicende di alcune donne fatte recludere in quel manicomio,‭ ‬come ultimo approdo dopo un inutile itinerario tra case di correzione,‭ ‬prigioni e ospedali.‭
‬L’autrice ritrae la vicenda di‭  ‬Kristina,‭ ‬che una notte,‭ ‬stremata dal lavoro e dalla fatica,‭ ‬sola,‭ ‬mentre rientra in barca‭  ‬al capanno,‭ ‬fa scivolare in acqua i due suoi piccoli figli.‭ ‬
Remando ha un unico desiderio:‭ ‬“Se solo potessi riposare un po‭’”‬.‭ ‬
La stanchezza sulle sue spalle è troppa,‭ ‬troppe le responsabilità da affrontare.‭ ‬La mattina,‭ ‬al risveglio,‭ ‬l’inconsapevolezza di ciò che ha fatto,‭ ‬la ricerca affannosa dei bambini,‭ ‬e poi l’agghiacciante verità.‭ 
‬Kristina era una giovane bella,‭ ‬solare,‭ ‬di aiuto alla famiglia,‭ ‬subì violenza in un bosco mentre raccoglieva funghi e ne nacque una bambina.‭ ‬La colpa e l’infamia ricaddero su di lei,‭ ‬fino a che non si innamorò di Einari e sperò in una vita di felicità.‭ ‬Il curato del paese però non aveva voluto celebrare le nozze con l’uomo che amava:‭ ‬i due giovani si erano scelti,‭ ‬ma le famiglie non approvavano.‭ ‬E allora la fuga,‭ ‬la vita in un capanno misero e spoglio,‭ ‬gli stenti,‭ ‬l’isolamento dai propri cari soffocarono quel sentimento e nel cuore di Kristina piano piano emersero il rancore,‭ ‬l’odio,‭ ‬e poi quella che oggi chiamiamo depressione,‭ ‬ma che allora era follia.‭ ‬L’uomo se ne‭  ‬andò per mare,‭ ‬Kristina rimase nella sua solitudine e nell’indigenza.‭
‬Toccante l’episodio in cui la madre di Kristina,‭ ‬dopo lo stupro,‭ ‬le spiega che quella esperienza è comune a molte ragazze del luogo:

‭“‬Le raccontava di tutte le cose cattive che gli uomini potevano mettersi in testa se vedevano una ragazza sola nel bosco.‭ ‬Così era,‭ ‬il destino della donna.‭ ‬Non riusciva a guardare la figlia negli occhi.‭ ‬Non aveva mai parlato in quel modo e mentre parlava‭  ‬sentiva gli occhi bruciare e pulsare dietro le palpebre‭… ‬Kristina era rimasta ammutolita,‭ ‬sbalordita.‭ “‬Mamma,‭ ‬disse,‭ ‬come potevo stare in guardia da qualcosa di cui non sapevo niente‭?”

Kristina morirà a Sjalo senza esserne mai più uscita,‭ ‬nessuna visita,‭ ‬nessuna consolazione,‭ ‬solo l’immagine della figlia che la accompagnerà e con cui parlerà fino alla fine dei suoi giorni.

Elli arriva invece all’Isola dei pazzi nel‭ ‬1939,‭ ‬è aggressiva,‭ ‬violenta,‭ ‬definita affetta da grave psicopatia,‭ ‬demenza precoce,‭ ‬mitomania,‭ ‬ninfomania.‭ ‬La cura per lei prevede bromuro e oppiacei,‭ ‬ovvero la perdita di se stessa.‭ ‬E‭’ ‬fuggita dalla famiglia e dal lavoro con un uomo che sembrava la amasse,‭ ‬Morris,‭ ‬ha vissuto di espedienti e vagabondato per due anni,‭ ‬ricercata dalla polizia fino alla cattura,‭ ‬lei sola,‭ ‬perché Morris le ha lasciato la mano,‭ ‬l’ha lasciata sola ed è riuscito a fuggire.
Dichiarata malata cronica,‭ ‬per lei non esiste cura,‭ ‬solo la reclusione.
Una storia di dignità calpestata,‭ ‬ma Elli è tenace,‭ ‬scrive alla mamma,‭ ‬le chiede perdono,‭ ‬vuole tornare a casa.‭ Intanto gli inverni trascorrono,‭ ‬la nebbia avvolge l’isola e il ghiaccio la circonda:‭ ‬l’isolamento dei cuori e il freddo dei sentimenti.‭ 
“‬Fatemi uscire,‭ ‬fatemi uscire,‭ ‬fatemi entrare‭”‬:‭ ‬la confusione si impossessa della mente.

Infine Sigrid,‭ ‬un’infermiera che arriva all’Arcipelago di Nagu nel‭ ‬1936.‭ ‬E‭’ ‬lei ad affiancare Kristina nella morte.‭ ‬E‭’ ‬una figura positiva,‭ ‬comprensiva,‭ ‬affettuosa verso le recluse,‭ ‬con le quali condivide ogni aspetto dell’esistenza.‭ ‬Anch’essa è legata ad un uomo che partirà per la guerra e presto morirà,‭ ‬lasciandola incinta.‭ ‬Un confine fragilissimo divide il destino di Sigrid da quello di Kristina o delle altre ragazze che hanno avuto figli al di fuori del matrimonio,‭ ‬e questo confine è dato dalla consapevolezza del proprio ruolo,‭ ‬dei propri studi,‭ ‬forse dei propri diritti,‭ ‬ma la bambina nascerà e crescerà a Sjalo,‭ ‬per scelta della madre,‭ ‬protetta,‭ ‬accudita e curata da tutte le altre donne,‭ ‬al sicuro dalla malvagità e dall’aridità del mondo.‭ ‬Per Sigrid il manicomio diventa la Casa,‭ ‬la condivisione di storie di dolore le permette di affrontare il futuro con forza d’animo.‭ ‬
Donna tra donne,‭ ‬in un mondo senza uomini e senza le loro ipocrisie.‭
‬La guerra infuria in Europa ma porterà un epilogo insperato in questo luogo di gelo dell’anima.


Romanzo forte,‭ ‬intenso,‭ ‬talvolta straziante,‭ ‬da leggere con cura e lentezza,‭ ‬che rievoca il destino tragico e magari poco noto di tante donne,‭ ‬che ricorda come sia stato lungo il cammino dell’emancipazione femminile,‭ ‬quante vie abbia percorso e quante vite abbia piegato.


‭“‬La medicina moderna posa su fondamenta fatte di ossa e corpi morti,‭ ‬di indicibili sofferenze umane,‭ ‬e la domanda che possiamo porci è se questi sacrifici siano stati in sostanza positivi.‭ ‬Lo stesso atteggiamento è arrivato a plasmare i rapporti con le malattie spirituali.‭ ‬Le malattie della mente‭… ‬Dobbiamo praticare un’archeologia del silenzio per cercare tutte quelle voci dimenticate‭  ‬e riportarle in superficie‭”‬.


Ecco,‭ ‬alla fine di una lettura dal forte impatto emotivo,‭ ‬si ha bisogno di silenzio per ripensare a queste vite spezzate,‭ ‬ai tanti sogni infranti,‭ ‬al dolore indicibile e alla sofferenza che le ha accompagnate.‭ ‬Perché alla fine,‭ ‬nella solitudine,‭ ‬nel silenzio,‭ ‬nell’ossessione dei loro ricordi forse qualcuna‭  ‬folle lo diventa davvero.




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