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|RECENSIONE| Se la strada potesse parlare - James Baldwin




SE LA STRADA POTESSE PARLARE


di
James Baldwin










In "Se la strada potesse parlare" James Baldwin ci racconta una struggente storia d'amore in un mondo fatto di dolore e ingiustizia. Attraverso gli occhi di Tish, una diciannovenne bella e innamorata, conosciamo Fonny, il giovane scultore da cui aspetta un figlio. I due sono cresciuti insieme, nello stesso quartiere, insieme hanno giocato, si sono rincorsi, hanno fatto l'amore ridendo e riso facendo l'amore. Il racconto mescola romanticismo e tristezza. Tish e Fonny avevano programmato di sposarsi ma Fonny viene accusato ingiustamente di aver stuprato una donna portoricana. Unico nero in un confronto all'americana, viene riconosciuto colpevole e incarcerato. Fonny è innocente eppure spetta a lui e alla sua famiglia dimostrare - "e pagare per dimostrare" - la sua innocenza. Tish tenta con ogni mezzo di sostenere l'uomo che ama mentre la gravidanza diventa sempre più visibile. Come il blues - dolce, malinconico e pieno di verità - questo libro ci colpisce, prima di tutto, emotivamente. Ci sono la rabbia e il dolore, ma sopra ogni altro sentimento a dominare è l'amore - l'amore potente di una donna per il suo uomo e l'amore avvolgente di una famiglia disposta a tutto, fino all'estremo sacrificio. 





















Clementine ed Alonzo - da tutti chiamati Tish e Fonny - sono giovani, innamorati, e stanno per sposarsi. Lei lavora come commessa in profumeria al centro commerciale, lui è uno scultore che cerca di lavorare onestamente (perchè lui, come i suoi amici, in prigione non vuole andarci). La loro vita, seppur nella difficoltà economica e nello squallore del quartiere in cui vivono la loro storia d'amore, è piena di felicità.
Le cose cambiano quando un poliziotto razzista e violento fa in modo di far condannare Fonny per violenza sessuale ai danni di una donna portoricana, mandandolo in prigione per un reato che non ha commesso e con la certezza che, al processo, verrà giudicato colpevole e con sentenza di pena di morte. 
Questo solo perchè è nero.
Tish, che ha solo diciannove anni, proprio quando Fonny viene incarcerato, scopre di essere incinta e che, per il padre del suo bambino e per lei, saranno tempi duri. 


E' un romanzo duro, difficile, drammatico, reale e bellissimo.
Bellissimo perchè Baldwin dà la parola a Tish che, nonostante la giovane età, vive e lotta per il suo amore e per il suo bambino. E' proprio quando le tolgono l'altra metà di sè che lei si scopre forte e con una famiglia che la supporta e lotta per liberare Fonny. 


Interessante è la contrapposizione tra le due famiglie protagoniste, che offrono numerosi spunti di riflessione: da un lato i genitori di Tish, il coraggio di una madre, la forza d'animo della sorella, l'aiuto silenzioso del padre; dall'altro i genitori di Fonny: una madre fanatica religiosa, le sorelle che sono "bianche" e che quindi snobbano (sotto insegnamento della madre) il fratello, il padre che è disperato per l'ingiusta incarcerazione del figlio.


Pubblicato nel 1974, nel libro vengono affrontati diversi temi che, ancora oggi, sono attuali e scottanti, quali l'integrazione razziale, l'abuso di potere, i traditori di razza, la violenza, omicidi e suicidi, difficoltà nel trovare lavoro, la delinquenza, il ghettizzare le persone, il pregiudizio dei giudici e la relativa corruzione, ed il coraggio di reclamare i propri diritti.
Se la strada potesse parlare fa riferimento a tutte le brutture di cui si è testimoni impotenti, per paura di ritorsioni o semplicemente perchè non si hanno i mezzi per agire. 
Ma insegna che, nonostante il dolore, i soprusi e gli abusi, non si deve mai smettere di lottare, perché, prima o poi, la giustizia - quella vera - trionferà.
E che, per le generazioni future, ci sarà la speranza di vivere senza il terrore di essere accusati solo per il colore della pelle.  







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