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Festa della Donna - Storia, Libri e qualche riflessione | in collaborazione con @leggereperrespirare |











L'8 marzo è un giorno simbolo che si celebra dal 1909 per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne sia per fronteggiare le discriminazioni e le violenze di cui sono spesso protagoniste.

Perché viene celebrato l'8 marzo?


Nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito socialista americano si decise di celebrare questa giornata internazionale.
L'anno successivo l'iniziativa venne raccolta da Clara Zetkin a Copenaghen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste. Dai documenti del congresso non riscultano chiare le motivazioni che spinsero alla scelta di questa data. Inoltre fino al 1921 i singoli Paesi scelsero giorni diversi per la celebrazione.

Nel 1922 durante la Seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca viene confermata come unica data per la celebrazione l'8 marzo, in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle donne a San Pietroburgo nel 1917.

FALSI STORICI
In alcuni paesi si fa riferimento a un episodio in cui alcune operaie americane, chiuse in fabbrica dal padrone perché non patecipassero a uno sciopero, persero la vita a causa di un incendio nel 1857.

In Italia e in altri Paesi si fa invece riferimento a un rogo del 1911 a New York, nel quale persero la vita 134 donne. La leggenda narra che avvenne in una fabbrica di camicie l'8 marzo, in realtà l'incendio avvenne il 25 marzo.













L'usanza di regalare mimose è solo italiana, anche se in molti paesi è tradizione regalare fiori alle donne in questa giornata.

Fino agli anni 70, la Festa della donna era considerata una festa di sinistra, per questa ragione durante la dittatura fascista non era un evento particolarmente considerato. Nel 1946 si iniziò a celebrare in maniere abbastanza ufficiale, ma la Democrazia Cristiana non la vedeva di buon occhio.
Inizialmente si pensava di utilizzare la violetta, poiché aveva una storia come simbolo della sinistra europea, ma non era un fiore economico e così fu adottata la mimosa dagli italiani nel dopoguerra essendo accessibile a tutti.

È solito regalare mimose ma si dovrebbe iniziare a regalare anche libri, per diffondere la cultura, aprire le menti, far ragionare e procedere con una giusta evoluzione.



Una lista di libri da leggere e regalare:





Il sesso inutile di Oriana Fallaci
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"Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico." Così Oriana Fallaci nella premessa a Il sesso mutile, il primo libro che pubblica con Rizzoli, nel 1961. L'anno precedente, inviata de L'Europeo, è in Oriente insieme al fotografo Duilio Pallottelli per un'inchiesta sulla condizione delle donne. È partita alla ricerca di tracce di felicità e nel libro racconta la sua esperienza: a Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all'idea delle donne velate; a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c'è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all'impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un'esistenza originaria intatta. Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne a confrontarsi con un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi.






Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey
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Elyria, ventotto anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York: ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda. Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po'di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.






Donne che amano troppo di Robin Norwood
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Perché amare diviene amare troppo, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. Donne che amano troppo offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell'uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l'equilibrio dei sentimenti.







Io sono Malala di Malala Yousafzai
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Valle dello Swat, Pakistan, 9 ottobre 2012, ore dodici. La scuola è finita, e Malala insieme alle sue compagne è sul vecchio bus che la riporta a casa. All'improvviso un uomo sale a bordo e spara tre proiettili, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Malala ha appena quindici anni, ma per i talebani è colpevole di aver gridato al mondo sin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Per questo deve morire. Ma Malala non muore: la sua guarigione miracolosa sarà l'inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata fino all'assemblea generale delle Nazioni Unite. Oggi Malala è il simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere, ed è stata la più giovane candidata di sempre al Premio Nobel per la pace. Questo libro è la storia vera e avvincente come un romanzo della sua vita coraggiosa, un inno alla tolleranza e al diritto all'educazione di tutti i bambini, il racconto appassionato di una voce capace di cambiare il mondo.







The Help di Kathryn Stockett|Clicca sul titolo per acquistarlo|

È l'estate del 1962 quando Eugenia "Skeeter" Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all'amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Kathryn Stockett racconta personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, il loro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.







Tener viva la speranza di Hawa Abdi
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In Somalia c'è una donna che, nonostante le grandi difficoltà, gestisce uno dei pochi ospedali attivi nel Paese, oltre a una scuola e un campo profughi che ospita migliaia di rifugiati, per lo più donne e bambini. è la ginecologa somala protagonista di questa storia. Armata prima solo della sua grinta e poi anche del sostegno delle sue figlie, Hawa ha costruito una miracolosa cittadella ospedaliera nel feroce caos della guerra.







Wondy. Ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro 
di Francesca Del Rosso

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Francesca ha una vita caotica e disordinata, e la ama da matti: il lavoro da giornalista, due bimbi piccoli, gli amici, i viaggi, un marito meraviglioso. Insomma è una mamma che lavora, una Wonder Woman come tante. Ma poi le vengono diagnosticati due "sassolini" al seno ed è allora che deve tirare davvero fuori tutta la sua forza, per impegnarsi a guarire, ma senza smettere di essere una mamma, un'amica, una moglie, una persona felice. Con indosso il costume da Wondy, Francesca sfida il destino a colpi di ottimismo: tra la chemio e i mesi passati sul divano, tra le valigie pronte per un nuovo viaggio e il pc sempre acceso, impara che il tempo è prezioso (e poco), che per tenersi stretto ciò che si ama bisogna imparare a combattere, e che non si deve mai smettere di ridere. La storia vera di una donna vera, da una doppia mastectomia a una nuova terza di reggiseno. Un racconto sul potere straordinario che ogni donna ha dentro di sé. Che lo sappia o no.



Ringrazio la mia cara Patrizia per il prezioso lavoro di ricerca storica e per i consigli librosi a tema.

La potete trovare qui:

Il suo blog LeggerePerRespirare
Il suo profilo instagram @leggereperrespirare












Ci siamo mai chiesti qual è il vero significato della Festa della Donna?
Perché si è sentita l’esigenza di creare una festa ad hoc per la categoria femminile, quando l’unico momento in cui viene considerata la Donna è solo ed esclusivamente in occasione dell’Otto Marzo e per tutto il resto dell’anno viene considerata una nullità, qualcosa da svilire, sottovalutare ed abusare in qualunque modo possibile e immaginabile?
Cosa c’è da festeggiare, in sostanza, se la donna è sempre stata considerata facente parte di una minoranza (tanto da creare una festa che aiuti tutti a ricordarlo)?

Sin dall’alba dei tempi, la donna è stata sempre associata al ruolo di moglie, madre, serva.
Sì: serva. Perché alle donne non è mai stato consentito nemmeno di avere un parere, un’opinione su qualunque tema. Se si pensa che, in Italia, la donna ha ottenuto il diritto al voto solo il 10 Marzo 1946 (quando in UK è stato ottenuto cent’anni prima) la cosa non vi fa rabbrividire?
Perché parlare di emancipazione, quando la donna è un essere umano esattamente come l’uomo e dovrebbe godere degli stessi diritti/doveri da sempre?
Perché additarla come sesso debole, quando oggi (convenientemente per l’uomo), è spesso l’unica a lavorare e mandare avanti la famiglia?

La donna non è fatta di cristallo, non è adatta a fare fatiche (lasciamogliela fare qualcosa all’uomo, dai!) ma non è nemmeno la femminuccia tutta moine che, in barba al progresso, festeggia l’Otto Marzo in compagnia degli spogliarellisti.
Perché esiste la Donna e la Femmina, con i dovuti e doverosi distinguo.
E noi, oggi, parleremo di Donne: quegli esseri speciali che portano il nome delle nostre madri, nonne, bisnonne e tutti quei grandi nomi che hanno influenzato la politica ed hanno lottato affinché, oggi, tutti noi avessimo il diritto di poter dire la nostra opinione e scrivere liberamente sui nostri blog.

Nella storia – che siamo sempre troppo svogliati per leggere e studiare – abbiamo avuto testimonianze di donne coraggiose che, a rischio della loro vita, hanno lottato per l’uguaglianza che è stata loro sempre negata.
A partire dalle discendenze reali: la figlia femmina era considerata una disgrazia, buona solo per essere spedita a mo’ di pacco postale in un altro regno per stringere alleanze.
Ne è una testimonianza Enrico VIII che, sempre alla ricerca di un ventre che partorisse il figlio maschio tanto agognato, si è ritrovato a dar vita allo Scisma Anglicano, con il risultato che il figlio avuto da Jane Seymour (terza delle sei mogli), Edoardo VI, divenne Re d’Inghilterra per regnare solo fino ai 16 anni.
La conseguente morte del giovane Re fece valutare ai nobili di rispettare la linea di successione e salirono al trono Maria I (Bloody Mary, l’originale e non il cocktail) e, successivamente, Elisabetta I, una delle donne più coraggiose che la storia può vantare di avere tra le sue pagine.
L’apertura mentale, il favorire l’arte (Shakespeare è vissuto nel periodo Elisabettiano), il saper comandare un paese ed aver rifiutato il matrimonio – che le valse l’appellativo di Regina Vergine – solo per non concedere la Corona Matrimoniale al primo arrivista di turno, ha fatto di lei una delle donne storiche da ammirare.
Una Donna che, oggi, non avremmo esitato un attimo a definire con gli attributi, una che ha sposato la sua nazione e l’ha governata come…un uomo.
Già, perché, nella lingua italiana, non esiste un appellativo neutro cui rivolgersi: donna o uomo, femminile o maschile.
E si predilige il sesso maschile.
Si parla di uomini, ma si dice sempre che dietro un grande uomo c’è una grande donna.
Come mai, allora, se si conosce la verità, questa viene occultata?
Perché è più semplice, per l’ego del maschio, far finta che non sia così.
Allora avvengono i femminicidi, gli stupri, condizionamenti psicologici e mentali, violenze di vario genere e svilimento dell’intelligenza.
Perché non sia mai che una donna può essere intelligente quanto un uomo, o anche più.
Che paura.
Nemmeno adesso, con la parità dei sessi (che è vista solo come alibi per incolpare la donna se viene molestata gratuitamente in discoteca o ha una minigonna e viene stuprata dal primo uomo di Neanderthal che ha fatto delle sue pulsioni animali la vita), si ha la certezza di pene sicure contro questi abomini.
Anche da piccole, alle bambine viene spiegato che il loro ruolo futuro è quello di moglie e madre.
Viene regalato loro la Novelle Cuisine ed il ferro da stiro giocattolo, senza soffermarsi sui ruoli di spicco che si possono ottenere studiando e lottando contro il maschilismo preponderante della società.
Molte volte sono addirittura le stesse madri a condizionare psicologicamente le figlie ed i figli, barattando gli abusi con un piatto di pasta.
Amara verità?
Purtroppo esistono anche questi tipi di donne, e sono tante.
Donne che rovinano i figli maschi – facendoli diventare come i padri – e le figlie – facendole vivere senza aspettative, se non quella di sposarsi e fare altri figli infelici.

Mi chiedo perché non viene istituita anche una festa dell’uomo. Forse perché è tutti i giorni e nessuno può permettersi di andargli contro o essere più brillanti di loro? L’intelligenza non è legata al sesso: si può essere più o meno intelligenti a prescindere dal fatto di essere donna o uomo.

Ricordiamoci che il diritto democratico di poter dire qualunque cosa (anche le stupidaggini), lo abbiamo ottenuto anche grazie alle nostre ave, che hanno votato a favore della repubblica il 2 Giugno del 1946.
Ringraziamole tutti: quello che abbiamo oggi lo abbiamo ottenuto attraverso le loro sofferenze e le loro lotte.

Per questo Otto Marzo non regalate mimose, regalate stima e rispetto.
Sono le Donne che mandano avanti la famiglia e la società, non dimenticatelo mai!








Commento finale a cura di:









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1 commento:

  1. Mi trovo assolutamente d'accordo e le donne dovrebbero essere considerate e rispettate ogni santo giorno che è stato creato. E sono davvero da ringraziare le nostre ave che si sono battute anche per noi, per i nostri diritti, per il nostro futuro. Noi dobbiamo fare altrettanto per le donne che verranno!

    RispondiElimina

Mi piace sapere cosa ne pensa la gente di quello che dico..
Avanti..COMMENTATEEEE!!!!! :D

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