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|RECENSIONE| Govindo (il dono di Madre Teresa) - Marina Ricci















Copertina del libro
Capita di chiedersi, di fronte alla televisione, cosa succeda quando le telecamere si spengono e la comunicazione si interrompe, perché a volte è lontano dalle luci e dal clamore che si muovono le storie più belle.
Così, nei giorni della malattia e della morte di Madre Teresa, a Calcutta c’era Marina Ricci, inviata di un’importante rete televisiva italiana. I suoi servizi dall’India hanno raccontato la malattia e la sofferenza, insieme alle tante opere di bene delle suore Missionarie della Carità. Ma mentre il volto e la voce di Marina entravano nelle case di milioni di italiani, c’era qualcosa di profondo e personale che stava cambiando la sua vita.
Questo libro è la storia di quello sconvolgimento e di tutto il bene che ha portato.

















Questo libro mi ha trovata.
Era stato dimenticato (o abbandonato, chissà) sulla poltroncina di un centro fisioterapico della mia città, ove andavo per cercare di superare alcuni problemi fisici. Ricordo ancora che mio padre, che stava aspettando che finissi il turno, lo prese con sé e mi disse che qualcuno aveva lasciato questo libro tutto solo ed in attesa di qualcuno che potesse adottarlo e tenerlo nella propria libreria.
Perplessa, dato che non è assolutamente il genere di libro che prediligo, l’ho sfogliato e mi sono detta che, se in quel particolare periodo mi era capitato questo libro, anche se mai lo avessi letto…almeno avrebbe avuto il suo posto in una libreria, amato, rispettato e protetto da futuri ulteriori abbandoni.
So che può sembrare strano, ma chiunque ama i libri non può non concordare con me.
Ad ogni modo l’ho adottato, gli ho trovato un posticino in una delle mie tre librerie e l’ho lasciato lì per qualche settimana.
Ripeto, non ero assolutamente convinta del contenuto, quindi non mi azzardavo a leggerlo.
Ma un giorno, all’improvviso, l’ho preso tra le mani e, senza sapere come, l’ho divorato.
E l’ho amato, oltre ogni aspettativa.

Nel 1996, Marina Ricci – all'epoca vaticanista del TG5 -, viene mandata a Calcutta dal direttore Enrico Mentana mentre Madre Teresa sta affrontando una grave malattia e si pensa che sia prossima a morire.
La giornalista non la incontrerà mai, ma per raccogliere materiale per i suoi servizi ha modo di visitare i luoghi in cui le Missionarie della Carità aiutano i bambini in difficoltà.
Ed è proprio in uno di questi luoghi, l’orfanotrofio Shishu Bavan, che conosce Govindo: è un bambino affetto dalla sindrome di Cockayne che nessuna famiglia intende adottare.
Ma Marina è diversa, comincia a nutrire dell’amore per Govindo, al punto da sentirlo come “suo figlio”.
Ne parla con Tommaso, suo marito e giornalista anch’egli, e con i suoi quattro figli e, tutti insieme, decidono di adottarlo.
Da quel momento inizia un percorso d’amore che rivoluzionerà l’intera famiglia, perché Gogo (come lo chiamano tutti) soffre di una malattia degenerativa che gli impedisce di camminare, crescere e parlare.
Ma quasi a nessuno importa: Govindo è la luce di quella famiglia, la gioia di mamma Marina e papà Tommaso e dei suoi quattro fratelli fino al 5 novembre 2010 quando, a diciotto anni appena compiuti, lascia questo mondo.

Questo libro è la testimonianza che l’amore esiste, che non guarda in faccia alle disabilità ed all'ignoranza.
Insegna che l’amore di una madre va oltre il dovere, e che la vera madre non è quella che ti partorisce ma quella che ti cresce.
Marina Ricci è una giornalista, poco importa se nel 2012 ha lasciato Mediaset: se sei un giornalista lo sei per sempre. Nel tuo modo di vedere le cose, nel descriverle chiare, pulite, nel raccontarle con parole nette e semplici.
Ha saputo rendere giustizia agli eventi con una lucidità impressionante e, contro ogni aspettativa, è riuscita a fare emozionare.
Ha reso partecipi i lettori di una parte fondamentale della sua vita e della sua famiglia, facendo indignare con le trascrizioni dei commenti dei dottori che non davano un anno di vita a Govindo e chi diceva che stavano commettendo una follia.
La vera follia sarebbe stata lasciare il bambino all'orfanotrofio, non vivere questa “avventura” che ha portato tutti alla maturità ed ha portato del bene anche solo in chi ha letto il libro.

Questo è uno dei libri che almeno una volta nella vita dovrebbero leggere tutti.
Dona speranza.
Dona amore.
Dona vita.
E sono felice di averlo letto.



Ed ecco Govindo, una persona speciale









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