|RECENSIONE| Evereth - Claudia Sabella

marzo 02, 2020







Fuggita.
Se fosse rimasta, la sua età ancora innocente in una Palermo degli anni Venti sarebbe stata macchiata dalla violenza. Sola.
Quando incontra un uomo dagli occhi sprofondati e color nocciola, non può evitare di seguirlo: lui conosce il Teatro, ciò a cui lei aspira segretamente.
Eppure, nonostante la sua ammirazione, il palcoscenico non risponderà al suo richiamo.
Non finché lei non sarà davvero pronta a fare sentire al mondo la sua voce, a fare risplendere la sua luce. Luce che giungerà fino a un punto in ombra, su nelle gallerie. Fino agli occhi attenti di colui che è lì per lei.
Tra le tende color cremisi del sipario e l’oro del suo vestito, tra l’eterna nostalgia e gli orrori della guerra, dell’uomo.

Tra occhi dal colore indistinguibile e giochi d’ombra: qui, è Evereth.









Evira è poco più di un’adolescente quando, con la morte nel cuore, si ritrova su un treno, diretta verso l’ignoto per sfuggire da un matrimonio combinato che l’avrebbe solo resa infelice. Questo viaggio, però, l’aiuterà a diventare ciò che lei ha sempre sognato di essere: un’attrice teatrale. Così, grazie a Berto, diventa la Evereth del titolo che incanta intere platee e, da Bologna, verrà richiesta a Berlino.
Di Eviretta, la ragazzina che è fuggita da Palermo, ormai è rimasto poco: Evereth è una donna, seppur fragile, che è perfettamente consapevole del suo essere. Ed è passionale, non solo sul palco ma anche nell'amore totalizzante per Edwin. Ma l’ombra della seconda guerra mondiale minaccia di spazzare tutto ciò per cui lei vive…



Claudia Sabella – con uno stile pulito, scevro di lungaggini e, in alcuni punti, asciutto – ci proietta all'interno del cuore di Evira, che parte dalla sua Palermo degli anni venti senza sapere nulla del mondo e si troverà a coronare il sogno della celebrità che aveva sempre accarezzato. Si cresce insieme alla ragazza, poi donna, e non è difficile empatizzare per la coraggiosa protagonista: durante la guerra è testimone di orrori inenarrabili e, specialmente nelle ultime pagine, ci si ritrova devastati dall'intensità emotiva e straziante dell’epilogo che chiude l’arco narrativo proprio da dove era cominciato: a Palermo, questa volta negli anni cinquanta, e con una donna che ha riempito quel bagaglio spoglio con cui è partita di un vissuto toccante e realistico e ha scoperto che le gioie e i dolori sono la stessa faccia di una medaglia.



Evereth è una storia d’amore intensa – tra un uomo e una donna, per il teatro, per la vita – e che, con una visione aderente alla corrente neorealista, descrive anche le condizioni della vita delle donne in Sicilia negli anni venti e il dolore portato dalle azioni crudeli e folli dei nazisti in tempo di guerra che, spesso, passano in secondo piano ma che in questo romanzo, invece, hanno il giusto peso e sono parte integrante per lo sviluppo della storia.  




Recensione a cura di:








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Si ringrazia la CE Elpìs Editrice per l'invio del libro






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