|REVIEW PARTY| Inferno sulla terra - Jim Thompson

febbraio 14, 2020








L'inferno può essere la paura dell'ignoto, ma, se ad attanagliarci quotidianamente è un turbine psicotico scatenato dall'incapacità patologica di sbarcare il lunario, dai sogni frustrati di una professione (quella dello scrittore) che non dà da vivere e che lascia il posto a un lavoro più remunerativo ma noioso, da colleghi insopportabili, da una madre ossessiva e da una moglie adorante e sempre sul filo del rasoio, affrontare una nuova giornata all'insegna del grigiore rischia di essere una condanna. Jimmie Dillon, uno scrittore fallito e in gravi difficoltà economiche, sulla graticola in famiglia e insoddisfatto sul luogo di lavoro, proverà a superare traversie proibitive e un terribile blocco creativo in un'America poco propensa alla solidarietà e sempre più ossessionata dalla ricerca del tornaconto personale. Autobiografico quanto può esserlo un esordio, "Inferno sulla terra", scritto nel 1942, lascia intendere, attraverso le vicissitudini di Jimmie Dillon, di che pasta sia fatto Jim Thompson. Romanzo di profonda introspezione psicologica, "Inferno sulla terra" è una lucida analisi della banalità della disperazione e una spietata critica del sogno americano, la cui entità chimerica viene magistralmente messa alla berlina: Jimmie Dillon è l'uomo comune che ogni americano potrebbe essere e che non vorrebbe mai diventare.












  
Ci siamo mai chiesti, per noi, cos'è l’inferno?
E non stiamo parlando del dell’inferno del post mortem, ma di quello sulla terra: i nostri peggiori incubi fatti realtà. 
Jimmie Dillon, l’alter ego di Thomson, non solo se lo è chiesto ma…ci vive.
Figlio di una madre oppressiva, vorrebbe fare lo scrittore ma, dato che non può mantenerci la famiglia numerosa, accetta di lavorare in una fabbrica d’aerei.
Nonostante sia stato scritto nel 1942 è uno spaccato di vita crudo, realistico e oltremodo attuale: nessuno può dire di non essersi sentito in gabbia almeno una volta nella vita, imprigionato in un lavoro che non piace (e con dei colleghi odiosi) ma che consente di avere uno stipendio su cui contare.
Ed è proprio in quel momento in cui si realizza che il salario è l’unico sprone per andare ogni giorno a lavorare che ci si sente dei falliti e si pensa al fatto che, chiusi in un ufficio, si stanno sprecando le proprie ore senza concludere ciò che si vuole davvero fare per poi tornare a casa ed essere assillato dalla noiosa quotidianità senza avere una valvola di sfogo.


Il romanzo d’esordio di Jim Thomson presenta ottime caratterizzazioni dei personaggi ed è un viaggio dentro la psiche di un uomo disturbato e insoddisfatto, che sa rendere partecipe il lettore della sua frustrazione, l’angoscia e la rabbia dell’impotenza. Si parla senza filtri di depressione e dipendenze da alcool, qualcosa che all'epoca veniva sapientemente celato per evitare scandali ma che affliggeva nel silenzio talmente tanti americani – ma si potrebbe estendere la stima anche nel mondo – da far rivalutare il “Sogno americano”.   


Inferno sulla terra è un thriller particolare, altamente consigliato a chi ama le storie totalmente pregne di componente psicologica e che rappresentano scorci di vita quotidiana reale che nessun uomo mai vorrebbe vivere.




Recensione a cura di:








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Si ringrazia la CE Harper Collins per l'invio del libro cartaceo





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